Una 16enne sfida il potere

Greta Thunberg
1024 575 Massimo Castelli

Se lo può fare lei, cosa potresti fare tu?

Al World Economic Forum 2019 si sono incontrati a Davos, la piccola località sciistica nelle montagne sivzzere, i leader politici, ma sopratutto quelli economici più importanti del pianeta. Come quando a Hollywood agli Oscar sfilano le star più importanti del mondo dello spettacolo, a Davos sfilano capi di governo, amministratori delegati delle multinazionali, economisti, presidenti di banche, grandi capitalisti ed i leader della finanza internazionale. Insomma, le persone che controllano la maggior parte del capitale circolante (e non) sulla terra sono presenti per discutere come ogni anno l’andamento, i trend e la salute dell’economia mondiale. Per la prima volta al vero centro dell’attenzione non c’erano solo economia e finanza, ma anche la sempre più fragile salute del nostro pianeta e dei suoi ecosistemi, fortemente danneggiati dallo sfruttamento continuo per fini industriali e commerciali. La terra sta male e chiunque non vive con le fette di prosciutto sugli occhi, in un modo o l’altro, negli ultimi 10 anni ha potuto rendersi conto che qualcosa sta cambiando in termini di ambiente – e non sembra che sia proprio in meglio.

Ciò che spaventa è che già dagli anni ’70 è chiaro che stiamo, come collettività umana, danneggiando l’ambiente ed il pianeta in modo troppo massiccio e tutt’altro che sostenibile. Nel lontano 1992, dopo che ne governi, ne economia/industria sembravano di volere reagire agli appelli, un sempre crescente numero di scienziati cerca di sensibilizzare governi, industriali e leader del mondo sul fatto che l’utilizzo indiscriminato delle risorse naturali, in particolare di carburanti fossili (ma non solo), portano con se una seria alterazione degli equilibri naturali dell’intero pianeta. Leggi l’appello su Scientists Warning to Humanity e sostieni anche tu l’appello. Magari dopo che hai finito di leggere questo articolo.

Nel 1992 erano 18.000, nel 2017 al 2° avviso ufficiale erano ben 24.000 scienziati ad esprimere le loro preoccupazioni. Anche questa volta non sembra abbiano trovato abbastanza ascolto. Massicci deforestazioni, l’inquinamento dei corsi e delle falde d’acqua ma anche del mare con inquinanti, pesticidi e plastiche di vario genere hanno continuato indiscriminatamente. Anzi, sono anche aumentate. In barba a tutti gli avvisi è abbastanza evidente che il profitto ha prevalso ancora una volta sul buon senso e non è sbagliato presumere che continuerà così. Il nostro pianeta è composto da ecosistemi interdipendenti e molto più fragili di quanto pensiamo. Anche la rimozione (estinzione) di una singola specie all’apparenza insignificante, può causare danni irreversibili e contribuire negativamente ai cambiamenti climatici sempre più drastici che stiamo vivendo, tanto da mettere a rischio la capacità stessa di sostenere la vita in sé sulla Terra una volta che sarà raggiunto un “punto di non ritorno”.

Probabilmente pensi che fai già qualcosa

Molti che leggono queste righe sono probabilmente già in un modo o l’altro sensibilizzati a queste tematiche, come lo sono anche io da molti anni. Molti staranno anche nel loro piccolo cercando di cambiare le abitudini personali per recare meno danni all’ambiente ed al clima, ma sappiamo tutti che senza un epocale cambio del sistema economico/industriale mondiale le nostre azioni saranno sempre in un modo o l’altro limitate da come funzionano le cose in generale. Posso per esempio cercare di fare la spesa al mercato locale invece di andare al supermercato dove frutta e verdura vengono trasportati migliaia di km, ma se per arrivarci uso la macchina che brucia combustibile fossile e se il venditore usa il diesel, magari anche con un camion vecchissimo, Euro 0, 1 o 2, perché non è facile guadagnarsi la pagnotta vendendo frutta e verdura al mercato – la mia azione rimane lodevole, ma non ha l’effetto desiderato. Posso anche usare la bicicletta per la maggior parte dei miei spostamenti facendo sicuramente un bene alla mia salute ed al pianeta, ma prima o poi dovrò scaldare la casa ed una grande parte delle case in Italia sono scaldate con il metano, sempre un carburante fossile. E’ chiaro il concetto?

Ma, non ci sono già le conferenze sul clima?

A fine 2018 è arrivato finalmente COP24 in Polonia, dove si sono incontrati i leader delle 24 economie più potenti del mondo sotto il tetto delle Nazioni Unite per parlare delle conseguenze del cambiamento climatico e come gestirlo. Migliaia di attivisti e persone sensibili vedono queste conferenze con molta speranza in quanto pensiamo che finalmente qualcosa si muove. Penso anche io che tutto sia troppo lento, ma di fatto sono contento del meglio lento che niente. In fondo molte cose, credo, sono già migliorate e la consapevolezza per l’ambiente è aumentata, no?

A quanto pare non è così. In occasione di quella conferenza ho sentito parlare per la prima volta una giovane attivista, Greta Thunberg. L’allora 15 enne ha trasmesso un messaggio molto chiaro e fuori dai denti: “Non state facendo abbastanza per proteggere il pianeta e l’ambiente! Per poter dire che tutto sta andando troppo lento, significa che si sta facendo qualcosa. Di fatto non è così.”

Greta Thunberg parla al COP24 in Polonia nel 2018

Il messaggio è forte e chiaro, emozionante e impossibile da ignorare, vero? Veramente avevo giù pensato la stessa cosa nel 1992 quando da ragazzino 12 enne ho visto il discorso di Severn Suzuki, allora 14 enne, all’Earth Summit delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro. Già nel 1992 alle Nazioni Unite si parlava di ambiente e di emergenza! Per me vedere Severn che era solo poco più grande di me parlare davanti ai rappresentati di tutti i paesi mi ha dimostrato che anche io posso fare sentire la mia voce e che devo continuare a difendere l’ambiente. Sono stato fortunato perché un’insegnante lungimirante aveva registrato su videocassetta il discorso e lo aveva portato a scuola per farlo vedere ai suoi allievi, compreso me.

Severn Suzuki, Earth Summit 1992 Rio de Janeiro

Anni dopo mi sono reso conto che il messaggio di Severn Suzuki ha avuto una risonanza mediatica momentanea alta, ma dopo il momento di gloria è stato largamente ignorato. Perché? Era un messaggio importante e per me che l’ho visto è stato segnante. Come mai non ha ispirato altri come ha ispirato me?

Nel 1992 l’informazione viaggiava al massimo in TV. Mentre alcuni programmi di alto valore culturale (come quello registrato dalla mia maestra) avevano trasmesso il discorso integrale, fuori dagli orari principali, la maggior parte dei telegiornali aveva meramente dato la notizia. Non aveva raggiunto poi così tante persone quanto avrebbe potuto. L’ambientalismo non era proprio tra gli interessi principali della gente nel 1992. Anche se la mia generazione ha fatto molti passi “avanti”, non si può di certo definire una generazione ambientalista. Severn tuttavia non si è mai fermata ed ha continuato a lottare per l’ambiente anche come parte di una commissione speciale delle Nazioni Unite direttamente sotto Kofi Annan. E’ qui che torniamo a parlare di Greta Thunberg. Forse non ha tanto torto a dire che è stato parlato tanto, ma fatto veramente poco per cambiare qualcosa.

Quale è la differenza tra le due ragazze?

Greta si appella ai leader del mondo in modo non tanto diverso da come ha fatto Severn, anche se visto il tempo trascorso dal 1992 ha tutta ragione di essere più incisiva e diretta nella sua critica. Voci pessimiste comunque già adesso dicono: “Ecco, anche lei ha avuto i suoi 5 minuti di fama ed ora tutto tornerà alla “normalità”, come sempre.” Perché allora oggi Greta dovrebbe avere maggiori possibilità di essere ascoltata di quanto Severn è stata alla fine ignorata?

La risposta è abbastanza semplice: Greta non è sola e non basta “accoglierla” nei programmi ufficiali per fare l’ennesima “bella figura politica”, mostrando apparente attività, ma effettiva lentezza (o inattività) nel cambiare il modo in cui trattiamo il nostro pianeta, l’ambiente e la biodiversità.

Migliaia di ragazzi protestano a Berlino davanti alla “Commissione per il Carbone” al canto: Chi non salta è per il carbone!!!

Migliaia di studenti in tutta Europa hanno iniziato a seguire Greta Thunberg sui social media. Attraverso #FridaysForFuture lei non ha parlato “solo” davanti ai leader del mondo come ha fatto Severn, ma centinaia di migliaia dei suoi coetanei hanno reso il suo messaggio virale ed hanno iniziato a seguire il suo appello di scioperare ogni venerdì finché i governi dei loro rispettivi paesi non iniziano ad ascoltare le loro richieste. Lei ha capito benissimo che ai politici ed ai potenti non piace essere impopolari e sta facendo leva proprio su questo.

Infine, la schiettezza (un po’ tipica nordica) di Greta le fornisce un’ulteriore arma, come quando a Davos ha detto ai ricchi e potenti cosa pensa di loro:

Fate attenzione al silenzio poco prima del applauso. Qualcuno nella platea ha ascoltato. Non è stato un applauso immediato e non è stato tanto entusiasta. Infatti lei non vuole “essere popolare, ma vuole che si faccia qualcosa per il clima.” – intanto sta diventando molto velocemente una social media superstar con una missione molto potente.

Non sottovalutate mai il potere di una ragazzina ora 16 enne nell’era digitale capace di dare un messaggio che risuona tra i suoi simili. Forza Greta.

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